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Ma......Le è parente? No, è solo sfiga

È una curiosa stagione quella che viviamo. È forse il momento di pagare le cambiali delle scelte sbagliate del passato. Il vero problema è fare in modo che le cambiali non arrivino tutte insieme, non tutte con la stessa scadenza. Sono cambiali che, in taluni casi, hanno avalli di tipo ideologico: i peggiori, quelli che determinano, spesso, il fallimento del creditore per insolvenza del debitore. Una tipologia fallimentare in cui l’Italia non è seconda a nessuno, nel mondo occidentale: l’Italia delle clientele, dei soldi agli amici e agli amici degli amici, l’Italia che riesce ad ostacolare chi produce e a favorire chi è nella cerchia privilegiata degli amici.

È una curiosa stagione quella che viviamo. È forse il momento di pagare le cambiali delle scelte sbagliate del passato. Il vero problema è fare in modo che le cambiali non arrivino tutte insieme, non tutte con la stessa scadenza. Sono cambiali che, in taluni casi, hanno avalli di tipo ideologico: i peggiori, quelli che determinano, spesso, il fallimento del creditore per insolvenza del debitore. Una tipologia fallimentare in cui l’Italia non è seconda a nessuno, nel mondo occidentale: l’Italia delle clientele, dei soldi agli amici e agli amici degli amici, l’Italia che riesce ad ostacolare chi produce e a favorire chi è nella cerchia privilegiata degli amici.
Un’epoca curiosa, dicevo. Proviamo a farne la cronistoria. Nell’estate del 2007, le Borse crollano. L’S&P500 americano tocca un minimo proprio nel periodo ferragostano: una caduta violenta, un aumento della volatilità inaspettata. Il primo starnuto dei subprime. Nessuno vede ancora la grande polmonite che quello starnuto nascondeva. Il mercato risale, ad ottobre tocca un massimo, una massimo storico, un highest high. Ricordo un caro amico che dopo accurati calcoli aveva preso esattamente il massimo ed era entrato short, uscendo dopo una ventina di punti, ben soddisfatto lì per lì’, rodendosi il fegato ininterrottamente per i mesi a venire avendo fatto una cosa che riesce a pochi senza averne valutato la portata di profittabilità che ne sarebbe potuta derivare.

Da ottobre del 2007, la caduta è libera. Le notizie sulla portata dei subprime diventa sempre più gigantesca. A gennaio 2008 è la rottura di un supporto importantissimo, lo stesso minimo toccato ad agosto 2007. È una frana che non può essere colmata, e il mercato crolla, violentemente. Ricordo, di quel periodo, l’ingigantirsi repentino del valore delle opzioni a causa dell’esplosione della volatilità implicita. Ricordo le paure, le tensioni, i primi fallimenti, i primi gone out di amici, di colleghi, di trader, di professionisti. Ma si sa, ancora il brutto vero non l’avevamo visto, in primavera il mercato risale, recupera quota, sembra ristabilirsi una apparente normalità. Il brutto vero lo vedemmo a settembre, a ottobre, a novembre 2008, e poi a seguire fino al minimo del marzo 2009. Ricordo a ottobre e novembre 2008 utili pazzeschi sulle valute, soggette a trend inarrestabili, e perdite incolmabili sulle opzioni, divenute ingovernabili, a causa delle esplosioni di volatilità. Ricordo in quanti mi chiamarono: avevi ragione Tu, il forex fa hedging con le opzioni … A patto di essere saggi e conservare la lucidità, aggiungo io.

Poi a marzo 2009 i mercati decisero che il minimo era toccato. Che più giù non si potesse andare. Le previsioni più fosche avevano evocato valori ancora più bassi, alcuni preconizzavano i massimi del 1987 come linea di supporto statico dei minimi del 2009. Non andò così, al valore diabolico di 666 l’S&P500 ricominciò a salire.

I mercati americani ripresero. Mentre in America un’ondata impressionante di licenziamenti, ridimensionamenti, trasformazioni socio-economiche , travolgeva il Paese, i nostri benpensanti rassicuravano il Popolo: cose americane, da noi i subprime nemmeno sappiamo che cosa sono. Forse, in compenso avevamo qualcosa di molto più pericoloso dei subprime: una classe politica incompetente e incapace.  
Arrivò l’estate del 2010, i pompaggi di liquidità della FED vennero inseriti in un piano ufficiale, preordinato. Uno stampa cambiali, il governo, e l’altro, la FED le paga stampando denaro. Di lì, il denaro a costo sempre più basso, i tassi del reddito fisso azzerati. Cose americane, si continuava a sostenere.

Arrivò l’estate del 2011. La crisi dell’euro dimostrava a tutto il mondo che la crisi non era americana. La crisi, per chi non l’avesse ancora capito, era mondiale. Era un sistema entrato in crisi. Era il capitalismo degli errori drammatici ad essere entrato in crisi. Era quel prevalere della finanza sull’industria, tipico delle ere di dissoluzione, che non funzionava più. In Italia, si eliminava Berlusconi. Al suo posto arrivava rigor mortis, in quel momento gli italiani avrebbero accettato tutto. E tutto arrivò: e tutti a chiedermi, per caso è parente ? e io a rispondere: no, è solo sfiga … Con lui, il mio innominabile omonimo, arrivò anche la Fornero, la ministra piangente. Oggi, Renzi dice che deve riparare agli errori fatti dagli altri, alludendo alla sentenza della immancabile Corte Costituzionale che ha sconfessato la riforma Fornero. Divertentissime le affermazioni dei politici italiani: un giorno, in un mondo più libero di questo, speriamo di trovarle in pagine apposite dedicate all’umorismo storico sui libri di storia dei nostri pronipoti.

Così, strascicandoci in uno dei periodi più bui della storia italiana, con l’esplosione del debito pubblico, la castrazione scientifica della classe media per determinarne l’eliminazione, l’autoprotezionismo della casta degli amici, l’allegra baraonda di una massacrante burocrazia, una legiferazione fiscale infernale, una disoccupazione ai massimi storici, la fuga sistematica all’estero delle migliori risorse, dei cervelli giovani come di quelli esperti, la libertà di stampa autorizzata solo dietro dettatura (leggete le prime pagine dei giornali, Vi prego, leggetele, scoprirete, togliendo qualche caso illuminato, chi ha dettato ogni singolo articolo: si, dettato, dettato, è dettato scrivere per la pagnotta, è dettato, sarà comprensibile, tengono famiglia anche loro, ma da una casta che si è anche protetta con un ordine, caso unico al mondo, qualche cosa di più, in tempi come questi, era lecito aspettarselo: un guizzo di libertà mentale, uno scatto di orgoglio, no, invece, a scrivere sotto dettatura, bravi, continuate così, che l’Ordine vi protegge), la libertà di manifestazione manipolata attraverso un modo curioso di governare le forze di polizia, scagliandole contro la folla anziché contro 200 facinorosi vestiti di nero. Questa è l’Italia di oggi, del 2015.

Ora abbiamo al governo un inguaribile ottimista. L’Italia può farcela. Il modo di esprimersi è più altisonante. Non vengono usati nuovi indici economici, di era berlusconiana, quali il livello di saturazione delle pizzerie. No, stavolta le pizzerie vengono evocate collegate agli 80 euro: si può andare una volta di più in pizzeria. È un modo diverso, bisogna dirlo, di affrontare il problema: invece che constatare la saturazione delle pizzerie, la si induce. Una specie di Quantitative Easing della pizza.

I prossimi anni, almeno altrettanti di quelli trascorsi in questo infernale periodo 2007-2015, li trascorreremo a fare la conta di quello che è rimasto e di che cosa possiamo inventarci per trasformarlo a fondo, in modo da farlo sopravvivere. Tanto è stato perso, forse per sempre. Tanto può essere recuperato, se avremo il coraggio di farlo. Le cambiali da pagare sono tante: almeno quanto quelle che ha la FED, e da un po’ di tempo anche Draghi. Se sapremo pagarle, amministrando le scadenza e dandoci le priorità, ci metteremo sette-otto anni, ancora, ma torneremo ad un’epoca prospera. Non facciamoci altre illusioni che ci siano scorciatoie, se non l’onorare i debiti contratti per causa delle scelte sbagliate e del nostro passato sciagurato. Non ci sono scorciatoie, solo sangue e sudore. L’Italia, quella mezza Italia che sa produrre, che sa vincere, che sa lavorare, prevarrà sull’altra metà, inetta, parassita e statalista, semplicemente perché si arriverà al punto di rottura, dove le risorse create dalla mezza Italia che produce non basteranno più a mantenere la mezza Italia saprofita. Quel punto di rottura determinerà una implosione, sistemica. E ricominceremo a marciare.
L’ultima repubblica a socialismo reale morirà così. Come sono morte o destinate a morire tutte le repubbliche dove sopravviveva o sopravvive il socialismo reale. Per implosione, senza sparare un colpo.

I giovani all’inizio della carriera nel 2023-2024 saranno in un’Italia migliore di quella di oggi. Forse, addirittura più povera, ma ripulita dei saprofiti. Questo è ciò che dobbiamo sperare per i nostri figli e i nostri nipoti.

Grazie ai Lettori dell'Istituto Svizzero della Borsa per il continuo sostegno ! 

L'Autore
Maurizio Monti

Maurizio Monti

editore di TRADERS’ Magazine Italia, presiede il comitato direttivo dell’ Istituto Svizzero della Borsa, trader professionista con circa 30 anni di esperienza nella finanza operativa, dirige una società per lo sviluppo del trading algoritmico


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