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Spezzeremo le reni alla Grecia

La Grecia è passata così tanto dalla parte del torto che ormai tutti gli danno contro.

Le regole della finanza sono matematiche. Ferree. Il mercato si regge su quelle regole e se derogassimo da esse non ci sarebbe più il mercato.

Eppure, io non riesco a non essere, almeno simbolicamente, dalla parte dei greci. Io non riesco a non comprendere come i greci, chiamati a votare, abbiano eletto Tsipras. E Tsipras abbia fatto un governo, fra il balcanico e il folcloristico, con un ministro delle finanze, Varoufakis, che sembra uscito direttamente da un fumetto.
E non solo, che si muove e parla come dentro un fumetto.

Io penso che questo è quello che si merita l’Europa dei burocrati. Questa Europa. Si merita Renzi che Twitta, prendendo posizione contro Tsipras. A dimostrare quanto conta Renzi nel contesto europeo: deve twittare per esprimersi. Si merita Varoufakis, che non prende sul serio l’istituzione europea, e la tratta in modo surrealmente fumettistico. Nei pochi contatti resi pubblici fra la Merkel, Tsipras e Varoufakis sembrava di vedere i Simpson, sapete, quando litigano, come si guardano: non sembrano loro ?

Questa Europa si merita Hollande e la Merkel: l’uno acchiappato, da un giornale nientemeno, dentro lenzuola inadeguate alla sua carica pubblica, l’altra erede politica del grande Kohl: la Merkel sembra portarne il peso sulle spalle, proprio fisicamente, se la guardate. È un peso essere l’erede di uno più grandi politici del ventesimo secolo. È un peso insopportabile quando non si ha la medesima lungimiranza politica. È un peso da uscirne schiacciati.

Da una parte politici allineati, in doppio petto o tailleur (lasciamo stare Renzi, non fa testo, non conta nulla) e in perfetta sintonia con la fantaburocrazia che essi stessi hanno contribuito a creare e della quale sono in parte ostaggi. Dall’altra parte, un’Europa, come dire ? come chiamarla? Alternativa ? Fumettistica ? Anarcoide ? che trova incarnazione in diversi leader politici, praticamente in ogni Paese: basti citare il Grillo nazionale, piuttosto che gli analoghi movimenti che, nelle diverse realtà locali, si sono configurati ormai come l’ala surrealmente rivoluzionaria e antitetica al potere costituito.

Non amo citarmi, ma devo dire di averlo espresso tante volte, in queste colonne: viviamo un’epoca veramente surreale. La grande crisi iniziata nel 2008, con i primi sintomi nell’estate del 2007, ha avviato un processo ora inarrestabile, dove tutto muore o si trasforma e i semi del nuovo nascono, ma crescono lentamente. E così ci troviamo una vecchia classe politica, europea, forse mondiale, in fase di rottamazione permanente. Una classe politica che ha paura della democrazia, dei referendum, dell’espressione popolare: ufficialmente perché la democrazia non può che essere rappresentativa, realmente perché ha paura, prima o poi, di essere mandata a casa in massa, o quantomeno sbeffeggiata pubblicamente.

Dall’altra parte i semi del nuovo che stentano, realmente, ad emergere, privi come sono di un reale e costruttivo ideale politico, di una realistica capacità di aggregazione, di pianificazione. Essere contro è facile. Costruire è difficile, richiede competenza, tempismo, organizzazione, ansia di riuscire, capacità di comando, di delega, di fare squadra. Cose che non fanno parte degli obiettivi politici concreti di nessuna parte, in questo momento.

Tanti anni fa, qualcuno voleva spezzare le reni alla Grecia. Ne prese tante, ma tante, dai Greci: non lui direttamente, ma i poveri soldati italiani che aveva scelleratamente mandato a morire, con grossolana italica leggerezza, sul fronte greco. Arrivarono le panzerdivisionen germaniche a tirarci fuori dai guai. La vittoria fu di breve durata, come sappiamo. Era la seconda guerra mondiale, certo, nulla a che vedere con oggi. Ma io avverto qualche cosa di sinistro su quello che sta avvenendo, qualche cosa di insostenibile nel lungo termine.

Secondo me, ancora una volta, la Germania spezzerà le reni alla Grecia. E come è successo in tutte le guerre, perderà anche questa guerra: perché la Germania, le guerre, le perde. Tutte. Non subito. Dopo un po’.
E noi, purtroppo, dietro a loro.
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L'Autore
Maurizio Monti

Maurizio Monti

editore di TRADERS’ Magazine Italia, presiede il comitato direttivo dell’ Istituto Svizzero della Borsa, trader professionista con circa 30 anni di esperienza nella finanza operativa, dirige una società per lo sviluppo del trading algoritmico


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