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DIMMI QUANTO RISCHIO
Il barometro dei mercati

 Sette anni sono lunghi, soprattutto in finanza. Ne saranno passati tanti il 16 dicembre prossimo quando la Fed aumenterà per la prima volta i tassi di interesse, salvo sorprese dell’ultima ora, su cui puntano ormai pochissimi operatori. Per quale motivo questa decisione viene vista con una certa preoccupazione dai mercati? La risposta è semplice.

Terza e ultima puntata

 La prima e la seconda puntata di questo articolo sono state pubblicate nei numeri del SETTIMANALE di TRADERS' Magazine dell’ 11 e del 18 novembre scorso.

I mercati giovedì 22 hanno atteso immobili, per tutta la mattinata che entrasse in scena il pifferaio italiano della BCE ed intonasse la sua melodia.
E quando, alle 14,30 in punto, ha suonato le prime note, tutti i mercati si sono messi  precipitosamente a correre verso la direzione che l’incantatore di mercati ha indicato.
Non è la prima volta che questo strano fenomeno di ipnosi collettiva si materializza. Anzi è un fatto piuttosto frequente, quando il pifferaio riesce a esprimere il meglio della sua retorica affabulatrice, fatta di bugie, promesse e ostentazione di operosità. Il tutto esclusivamente nell’interesse del sommo bene di Eurolandia.

DIMMI QUANTO RISCHIO
Il barometro dei mercati

1850 o forse 1860: ricordatevi questi numeri. Rappresentano il livello intorno a cui si muove il futuro del maggiore indice mondiale, l’S&P 500. Sondaggi realizzati fra i maggiori banchieri statunitensi sostengono che probabilmente le oscillazioni registrate da luglio in poi saranno il “trend” dei prossimi tre anni. In altre parole si potrebbe realizzare un continuo pendolarismo fra 1850 e 2100 punti. Troppo ottimismo, che fa comodo? Siccome nessuno è veggente, cerchiamo di rispondere ad alcune delle domande che si pongono, nella fase attuale, anche gli investitori istituzionali.

DIMMI QUANTO RISCHIO
Il barometro dei mercati

 Quali sono gli indicatori da esaminare - e che seguiremo nel tempo - per valutare con la migliore precisione possibile le evoluzioni dei mercati? Sono numerosi e spesso diversi rispetto a quelli comunemente presi in considerazione. Per esempio da anni si parla tanto di “spread” fra Btp e Bund, sebbene quest'ago della bilancia serva ormai a poco, per un semplice motivo: il Q.E. della Bce ha normalizzato un quadro che non corrisponde alla realtà dei fatti.

Capisco che alcuni di Voi possono essersi stancati di sentirmi parlare di capitalismo malato. Ma questa della Volkswagen è proprio grossa. È un misto di capitalismo malato e di danni su larga scala che solo i tedeschi riescono a fare, quando ci si mettono.

La Grecia è passata così tanto dalla parte del torto che ormai tutti gli danno contro.

Le regole della finanza sono matematiche. Ferree. Il mercato si regge su quelle regole e se derogassimo da esse non ci sarebbe più il mercato.

È una curiosa stagione quella che viviamo. È forse il momento di pagare le cambiali delle scelte sbagliate del passato. Il vero problema è fare in modo che le cambiali non arrivino tutte insieme, non tutte con la stessa scadenza. Sono cambiali che, in taluni casi, hanno avalli di tipo ideologico: i peggiori, quelli che determinano, spesso, il fallimento del creditore per insolvenza del debitore. Una tipologia fallimentare in cui l’Italia non è seconda a nessuno, nel mondo occidentale: l’Italia delle clientele, dei soldi agli amici e agli amici degli amici, l’Italia che riesce ad ostacolare chi produce e a favorire chi è nella cerchia privilegiata degli amici.

Sulla riforma Fornero, l’Italia rischia l’apertura di un’altra voragine nei conti pubblici. 13 miliardi, 16 miliardi, 20 miliardi e chi può dirlo?
Il governo comincia a cercare le coperture, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato incostituzionale, nella sostanza, la riforma delle pensioni della piangente Ministra del governo Monti. Piangente, perché ricorderete che piangeva nel presentare la riforma in Pubblico, tanto che non riuscì proprio a spiegarla.

Riflessioni di una sera al ristorante a Milano, durante il Salone del Risparmio

Il Salone del Risparmio, con i suoi 15.000 visitatori, è stata una grande e bella festa dedicata a tutti gli investitori, agli operatori e ai professionisti della finanza.
Un’occasione unica di incontro di INVESTORS’, dei suoi Autori e del suo staff con il Grande Pubblico che apprezza il nostro sforzo di renderla sempre più la rivista di riferimento della Cultura più evoluta dell’investment in Italia. E quell’apprezzamento ci incoraggia costantemente a fare meglio.