Borse americane: rischi (o opportunità?) dalla crisi in Medio Oriente

1 Marzo 2026 20:13

Un’isola piccolissima ma così importante.

 

La guerra con l’Iran: le conseguenze economiche immediate.

Dalle mappe satellitari, risulta molto chiara l’improvvisa inversione a U delle petroliere che stavano transitando nella zona del Golfo Persico, allo scopo di evitare l’area calda del conflitto contro l’Iran da parte di Stati Uniti e Israele. 

Ovviamente, le compagnie assicuratrici devono avere dato degli aut-aut molto solleciti, “premurosi” e chiari. 

Gli Stati Uniti non sono colpiti direttamente dalla chiusura dello stretto di Hormuz, come è visibile dalla immagine seguente, tratta da Bloomberg, dove si evidenziano i paesi acquirenti del petrolio che passa attraverso lo stretto.

 

Stretto di Hormuz: Paesi acquirenti di petrolio

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Stretto di Hormuz: Paesi acquirenti di petrolio

 

Sono soprattutto la Cina e l’India ad essere danneggiate: il petrolio che proviene dalla zona ha infatti destinazione prevalente verso l’Asia.

A parte una piccola minoranza di paesi europei (indovinate chi), fra gli alleati degli Stati Uniti, troviamo Giappone e Corea del Sud, che dovranno trovare altre fonti di approvvigionamento in caso la situazione critica nel Golfo si prolunghi nel tempo.

Per quanto riguarda l’Europa, Italia compresa, il vero problema di una nuova tensione nell’area del Golfo Persico riguarda la fornitura di gas: il 12% del gas che arriva in Europa proviene da lì.

La decisione dell’OPEC di aumentare la fornitura di petrolio è solo un palliativo, di fatto al momento insufficiente per impedire una prevedibile lievitazione dei prezzi di petrolio e gas. 

E’ prevedibile che un primo guizzo del prezzo del petrolio nelle giornate del 2-4 marzo faccia aumentare il prezzo di 8-10 dollari al barile.

 

 

Stati Uniti: possibili brutte notizie per tassi e trend inflazionistico.

Gli Stati Uniti non hanno alcuna conseguenza a livello di approvvigionamento, essendo comunque, oggi, il primo produttore mondiale di petrolio. 

In caso di conflitto prolungato, potrebbero avere conseguenze inflattive a causa di un picco del prezzo del petrolio che induca aumenti di prezzi generalizzati su tutti i generi di consumo

Tale fenomeno sarebbe un rafforzativo del prosieguo della politica dei dazi da parte di Donald Trump: di tale politica, prima o poi, si vedranno effetti inflattivi potenzialmente pesanti, di cui si sono visti, a nostro avviso, solo i primi sintomi.

 

 

Strategia di guerra.

Ai tempi del conflitto Irak-Iran, Saddam Hussein bombardò l’isola di Khark, terminale dove passa il 90% del petrolio prodotto dall’Iran.

E’ un’isola piccolissima, ma di importanza fondamentale per il petrolio iraniano.

Era evidente lo scopo: strangolare l’Iran dal punto di vista economico impedendogli la vendita di petrolio, attraverso la neutralizzazione del principale terminal. 

C’è da augurarsi che nell’attacco all’Iran, da parte di USA e Israele, ci sia una strategia precisa di rovesciamento del regime iraniano: dovendo escludere che tale strategia includa un attacco da terra, non vedrei possibile altro se non annientare l’Iran dal punto di vista economico. 

In questo senso, dopo la neutralizzazione delle difese militari e l’uccisione dei vertici, non credo possa esserci altra strada che prendere fisico possesso dei punti strategici di distribuzione e vendita del petrolio da parte di Israele e Stati Uniti. 

Questo mi induce a credere che non parliamo di tempi brevi.

 

 

La reazione iraniana.

L’attacco a strutture civili in paesi arabi dell’area del Golfo da parte dell’Iran è stata definita come “sintomo di disperazione”. 

La mossa successiva sarà quella di attaccare le strutture di produzione e distribuzione del petrolio di detti paesi.

In realtà, è il modo più economico ed efficace per indurre i paesi amici degli Stati Uniti a chiedere una attenuazione delle ostilità per proteggere le proprie popolazioni.

Sarà pure sintomo di disperazione ma è certamente ben calcolato.

Quanto sarà efficace (ho i miei dubbi lo sia) lo vedremo.

 

 

Come reagirà la borsa americana al conflitto con l’Iran?

Nel nostro articolo riservato agli abbonati, pubblicato domenica scorsa 22 febbraio,

https://www.traders-mag.it/range-cicli-e-timing-la-mappa-operativa-dellsp500-fino-a-marzo/

avevamo scritto:

“Il livello superiore di prima resistenza ora è a 6984-6986, leggermente più in alto del livello 6960 individuato nell’articolo del 15 febbraio, mentre il primo supporto è ora a 6821.”

 

Mercoledì 25 febbraio l’S&P500 future faceva il suo massimo 6983.75 toccando così la prima resistenza, e dirigendosi poi verso la parte bassa del range.

Riprenderemo da qui la nostra la nostra analisi settimanale riservata agli abbonati a Traders’ Magazine e alle Classroom. 

Una visione di sintesi che parla di numeri, analisi grafica, ciclica e stagionale, con un occhio ai nostri algoritmi temporali strategici.

Non puoi perderla, clicca per leggere l’articolo.

articolo Traders'

 

 

P.S: Il certificato barclays XS3263036827

Con il suo 12.72%, il certificato Barclays analizzato dalla redazione di Traders’ Magazine costituisce un ottimo punto di interesse per gli investitori.

Ne abbiamo parlato nell’articolo pubblicato sulle nostre pagine il 25 febbraio scorso,

https://www.traders-mag.it/xs3263036827_barclays/

Al momento della emissione, il certificato è balzato subito sopra la parità di un 2%, tutto sommato un buon sintomo, per poi stabilizzarsi gradualmente nella giornata successiva: compatibilmente con la quotazione prossima, è un ottimo strumento di investimento con un buon rischio/rendimento.

 

 

P.P.S.: Come stiamo operando in questa complessa fase di mercato?

La risposta è il sistema in opzioni Excelsior.

EXCELSIOR non è un servizio per tutti.

È accessibile, ma selettivo: pensato per chi sente la necessità di passare da strategie episodiche a un metodo replicabile.

Se negli ultimi mesi hai avuto la sensazione che il problema non sia capire il mercato, ma trovare una struttura operativa stabile, probabilmente sei nella fase giusta per un confronto.

Invia una email a info@istitutosvizzerodellaborsa.ch con il nome, cognome e numero di telefono scrivendo nell’oggetto:

                              
“Mi interessa capire.”

 

Ti risponderò personalmente per valutare insieme, in modo diretto e riservato, se il modello può essere coerente con il tuo modo di lavorare.

 

 

 

Maurizio Monti Editore Istituto Svizzero della Borsa

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