Investire sui mercati come Isaac Newton

27 Febbraio 2026 23:22

Nei mercati finanziari, esiste una convinzione inespressa che raramente viene messa in discussione: più una persona è intelligente, migliori saranno le sue decisioni finanziarie.

Tuttavia, la storia dimostra che questa idea è profondamente errata.

Uno degli esempi più rivelatori, e sorprendentemente poco citati, nelle riviste finanziarie riguarda Isaac Newton, uno dei più grandi geni intellettuali di tutti i tempi.

Newton non solo rivoluzionò la fisica, la matematica e l’ottica, ma fu anche un funzionario pubblico britannico e direttore della Zecca Reale.

Comprendeva l’economia, la valuta e gli incentivi meglio della maggior parte dei suoi contemporanei.

Ciononostante, perse una considerevole fortuna in uno degli episodi speculativi più famosi della storia: la bolla speculativa della South Sea Company del 1720.

 

La bolla che intrappolava il più grande genio del suo tempo

La South Sea Company fu creata con l’obiettivo di gestire il debito pubblico britannico in cambio di diritti commerciali in Sud America.

In pratica, quei diritti erano in gran parte illusori, ma la narrazione era straordinariamente seducente.

La promessa di profitti futuri, unita all’implicito sostegno dello Stato, generò una frenesia speculativa senza precedenti nell’Inghilterra del XVIII secolo.

Newton inizialmente investì con prudenza.

Acquistò azioni, le osservò apprezzarsi e, agendo razionalmente, le vendette realizzando profitti significativi.

Fino a quel momento, il suo comportamento era stato impeccabile dal punto di vista finanziario.

I problemi arrivarono in seguito.

Vedendo come il prezzo continuava a salire e come conoscenti, colleghi e membri dell’élite londinese si stessero rapidamente arricchendo, Newton rientrò nel mercato a prezzi molto più alti.

Poco dopo, la bolla scoppiò.

Il crollo fu brutale e Newton perse circa 20.000 sterline, una somma che oggi equivarrebbe a diversi milioni di euro.

 

“Posso calcolare il cielo, ma non la follia dell’umanità.”

Dopo la debacle, Newton pronunciò una frase che è diventata una delle riflessioni più acute sui mercati finanziari: “Posso calcolare il movimento dei corpi celesti, ma non la follia delle persone”.

Questa affermazione contiene una verità scomoda per il mondo finanziario moderno: i mercati non sono sistemi puramente razionali. Sono governati da aspettative, emozioni, narrazioni e comportamenti collettivi.

Newton non fallì per mancanza di intelligenza, ma piuttosto perché cadde preda degli stessi pregiudizi psicologici che continuano a influenzare investitori e trader tre secoli dopo.

 

La lezione finanziaria che rimane rilevante.

Il caso di Newton è particolarmente rilevante perché smantella il mito secondo cui conoscenze tecniche o capacità analitiche siano sufficienti per il successo finanziario.

In realtà, i rischi maggiori si presentano solitamente quando gli investitori abbandonano i propri metodi per seguire il mercato.

Questo episodio storico anticipa concetti che sono oggi centrali nella finanza comportamentale:

1)  FOMO (fear of missing out, paura di perdersi qualcosa).

2)  La pressione sociale come catalizzatore di decisioni irrazionali.

3)  L’incapacità umana di accettare che un’opportunità sia passata.

 

Newton rientrò non perché i fondamentali fossero migliorati, ma perché il prezzo continuava a salire.

Esattamente lo stesso schema che si ripete nelle attuali bolle tecnologiche, immobiliari e delle criptovalute.

 

Un promemoria scomodo per l’investitore moderno

La storia finanziaria si concentra spesso su modelli, indici e proiezioni, ma il caso di Isaac Newton serve a ricordare qualcosa di essenziale: il fattore umano è l’elemento più imprevedibile del mercato.

Anche le menti più brillanti possono soccombere quando l’ambiente diventa emotivamente estremo.

In definitiva, la lezione più importante non è che Newton abbia perso denaro, ma che abbia riconosciuto il vero nemico: non il mercato, ma la psicologia collettiva.

Trecento anni dopo, questa rimane una delle lezioni finanziarie più ignorate e più costose.

 

 

Libera traduzione dell’Istituto Svizzero della Borsa di un articolo di
Francisca Navarro
Equipo editorial
Instituto Espanol de la Bolsa

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