Il potere silenzioso della comunicazione (roba di altri tempi)

5 Marzo 2026 00:08

“Se pensate di aver capito quello che ho detto, probabilmente ho sbagliato”.

 

Questa frase fu pronunciata da Alan Greespan, capo della FED dal 1987 al 2006, davanti al Congresso.

Suscitò qualche velata risata, malgrado l’ufficialità del contesto.

Erano veramente altri tempi: oggi, abituati ai social, ai bla bla bla presidenziali, alla ego-comunicazione, quella dichiarazione di Greenspan era la sintesi di un metodo.

 

Erano bei tempi.

Beh, si usciva dal più disastroso crash della storia in un giorno (-22% il 19 ottobre del 1987). 

Avevamo attraversato la crisi della Russia nel 1998, il botto delle dot-com nel 2000.

Non lo sapevamo ancora quando Greenspan finì il suo mandato, ma andavamo incontro ad una delle più gigantesche crisi finanziarie della storia, nel 2008-2009.

Dico che erano bei tempi, perché contavano le sfumature nei discorsi. Si esaminavano le pause.

Si commentavano le ambiguità.

Greenspan aveva imposto uno stile criptico.

E con quello stile ha guidato la Federal Reserve per due decenni: gestendo crolli del mercato azionario, periodi di rapida espansione e trasformazioni profonde del sistema finanziario globale.

Greenspan usava i condizionali come un perfetto analista di mercato deve fare: nella consapevolezza che nessuno, nemmeno il capo della FED legge il giornale del giorno dopo.

“IF” era tipico nella metà delle sue frasi. Greenspan optava per un discorso tecnico, ricco di letture incrociate.

Il suo discorso era una mappa che intendeva ridurre il rischio di reazioni emotive estreme. 

L’esatto contrario di quanto avviene oggi (non mi riferisco alla FED, ovviamente e speriamo che la FED non debba uniformarsi ad un becero stile di discorso urlato e provocatorio).

 

Quella dichiarazione davanti al congresso.

Per quanto possa avere fatto sorridere, non era una battuta.

Era una vera e propria dichiarazione di principio.

Gli era perfettamente chiaro: i mercati pretendono di “anticipare”, di leggere presuntuosamente il giornale del giorno dopo.

Così i mercati reagiscono ai dati ma anche alle aspettative su di essi: e il linguaggio plasma quelle aspettative. 

Messaggi troppo chiari, troppo in linea con la presunzione di anticipazione del mercato, non sono adeguati per la prima Banca Centrale del mondo.

Greenspan codificò un linguaggio ricco di ipotesi, di sfumature, di pause strategiche apparentemente riflessive: di tale metodo divenne maestro indiscusso e forse insuperato, anche se i suoi successori presero esempio da lui e continuarono su tale linea.

Informare, fornire una guida, ma sufficientemente coronata di “se”, in definitiva opaca, per non scatenare emotività incontrollate ed indurre alla realtà della limitazione umana di non conoscere il futuro.

Dire meno, perché, alle volte, significa dire di più.

 

Nostalgia non paga

La nostalgia è bella.

Ha un ché di leopardiano (“il rimembrar delle passate cose”), è sentimento nobile dell’animo umano.

Purtroppo, in quanto sentimento nobile, è poco affine alla finanza.

La nostalgia diventa un modo ottimale, però, per constatare le differenze e capire i cambi epocali.

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Maurizio Monti Editore Istituto Svizzero della Borsa

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