Vale più il petrolio o il merluzzo?

11 Luglio 2025 23:28

Dipende…

 

Una storia di legittima difesa dei propri interessi vitali.
A metà del XX secolo, mentre il mondo si condivideva le ricchezze di petrolio, gas e minerali, una piccola nazione del Nord Atlantico stava combattendo una battaglia geopolitica per qualcosa di apparentemente molto più umile: il merluzzo.

Sì, proprio quello stesso pesce bianco che molti di noi associano alle ricette pasquali e agli stufati nordeuropei. 

Nel 1974, l’Islanda, un paese, allora, di appena 220.000 abitanti, dichiarò lo stato di emergenza nazionale per il prezzo del merluzzo e spinse al limite la sua diplomazia con una superpotenza navale: il Regno Unito. 

Quella che era iniziata come una disputa sulla pesca si trasformò in una battaglia per la sovranità economica, il controllo del mare e l’identità nazionale.

Questa storia non è solo affascinante, ma contiene anche importanti insegnamenti sui mercati, sulle risorse finite e su come un’economia possa ruotare attorno a un singolo prodotto.

 

 

Un paese, un pesce.
L’Islanda ha sempre vissuto di mare. 

Fino a buona parte del XX secolo, l’agricoltura era marginale e l’industria quasi inesistente. 

Il merluzzo non era solo la sua principale fonte di cibo, ma anche il motore della sua economia.

Per darvi un’idea: negli anni ’60 e ’70, il merluzzo e altri prodotti ittici rappresentavano l’80% delle sue esportazioni.

Ma c’era un problema: anche le flotte straniere, soprattutto britanniche e tedesche, pescavano il merluzzo nelle acque intorno all’Islanda, e lo facevano in quantità industriali, utilizzando tecnologie molto più avanzate.

Questo fece crollare i prezzi e impoverì le zone di pesca.

In risposta, l’Islanda prese una decisione coraggiosa. 

Nel 1958, estese unilateralmente la sua zona di pesca da 4 a 12 miglia nautiche.

Fu l’inizio di quella che in seguito sarebbe stata chiamata la Guerra del merluzzo.

La situazione si fece più tesa con ulteriori estensioni nel 1972 (a 50 miglia) e, infine, nel 1975, a 200 miglia.

Ma nel 1974 accadde qualcosa di ancora più drammatico: il prezzo del merluzzo crollò sui mercati internazionali.

La combinazione di pesca eccessiva, pressioni straniere e assoluta dipendenza economica portò il governo islandese a dichiarare lo stato di emergenza nazionale, una decisione solitamente riservata a guerre, pandemie o disastri naturali.

In questo caso, la minaccia era chiara: se l’industria del merluzzo fosse crollata, l’Islanda sarebbe crollata.

 

 

Una guerra senza spari (ma con il taglio delle reti).
Ciò che seguì fu una serie di schermaglie navali, proteste diplomatiche, scontri in mare e tensioni all’interno della NATO.

La Royal Navy britannica scortò i suoi pescherecci affinché potessero continuare a pescare nelle acque islandesi.

L’Islanda, da parte sua, inviò le sue piccole ma determinate motovedette a tagliare le reti, speronare le navi e, in alcuni casi, forzare le evacuazioni.

Una delle svolte più critiche avvenne nel gennaio del 1976, quando l’Islanda interruppe le relazioni diplomatiche con il Regno Unito, un passo che nessun altro membro della NATO aveva mai compiuto. 

Minacciò anche di chiudere la base aerea di Keflavík, un’infrastruttura cruciale per la difesa atlantica durante la Guerra Fredda.

Gli Stati Uniti, che avevano interessi strategici nella regione, intervennero come mediatori. 

Alla fine, il Regno Unito cedette.

L’Islanda raggiunse il suo obiettivo: il riconoscimento internazionale di una zona economica esclusiva di 200 miglia nautiche.

Quella che sembrava una follia unilaterale divenne presto un nuovo standard giuridico globale, ratificato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) nel 1982.

L’Islanda aveva vinto una guerra senza usare armi, solo reti e una diplomazia decisa, e aveva cambiato per sempre la mappa del diritto marittimo internazionale.

 

 

Economia di guerra… senza guerra.
Lo stato di emergenza in Islanda nel 1974 non fu simbolico: i prezzi furono congelati, la spesa pubblica fu controllata e furono adottate misure eccezionali per proteggere l’industria della pesca.

Il governo sovvenzionò i pescatori, intervenne nel commercio estero e riorientò i suoi sforzi diplomatici esclusivamente alla protezione del merluzzo.

La chiave di tutto ciò fu la diversificazione.

La crisi rivelò quanto pericolosamente dipendente fosse l’Islanda da un’unica risorsa.

Nei decenni successivi, il paese investì massicciamente in istruzione, energie rinnovabili (sfruttando la sua energia geotermica), turismo e biotecnologie. 

Oggi l’Islanda è uno dei paesi più sviluppati al mondo secondo l’Indice di Sviluppo Umano, ma non ha mai dimenticato la lezione del merluzzo.

 

 

E che fine ha fatto il merluzzo?
Grazie al controllo delle acque e a una pesca più sostenibile, l’Islanda è riuscita a preservare le sue zone di pesca. 

Ancora oggi, i suoi prodotti ittici rimangono di altissima qualità e vengono esportati in decine di paesi, soprattutto in Europa e Nord America.

Ma non rappresentano più l’80% dell’economia.

Oggi ne rappresentano quasi il 15%.

La transizione è stata lunga, ma di successo.

L’Islanda ha capito che un paese non può basare la propria sovranità su una singola risorsa, per quanto abbondante o redditizia. 

Il merluzzo ha salvato l’Islanda, ma l’ha anche quasi affondata. 

Questa storia insegna due  lezioni molto utili in finanza. 

La prima è l’importanza della diversificazione.

La seconda rivela che il prezzo di mercato non è necessariamente correlato con il vero valore strategico di una risorsa: se nel 1974 il merluzzo non valeva quasi nulla sui mercati internazionali, per l’Islanda era tutto.

 

 

WEBINAR
Continua il grande interesse del Pubblico per i sistemi del progetto Iuppiter: scopri insieme con noi la possibilità di automatizzare i sistemi, concentrando le tue energie solo nel guardare i risultati.

Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

 

P.S.: Il progetto Iuppiter è l’inizio di un’era straordinaria: condividi con noi i risultati di giugno nel webinar andato in onda sul nostro canale, clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

 

 

Articoli correlati